Anno XXV n° 5 – 20 Maggio 2006 – LA PAROLA AL PAZIENTE: ALLUCE VALGO… QUESTO “FAMILIARE SCONOSCIUTO!”

La parola al paziente: Alluce valgo… questo “familiare” sconosciuto!

200xNxalluce11.jpg.pagespeed.ic.dkMShnPpaHL’alluce valgo è una problematica osteo-muscolare di cui soffrono molte persone, anche in giovane età, in quanto può venire scatenata da vari fattori (muscolari, utilizzo di scarpe con pianta e punta troppo strette, etc.). Riprendendo quando pubblicato nell’articolo di Febbraio 2004, tecnicamente l’alluce valgo è una deviazione verso “l’esterno” del primo dito del piede, che si avvicina al secondo dito e, nei casi più gravi, arriva a sospingerlo in fuori o a sovrastarlo. In alcuni casi, parallelamente all’alluce valgo, si osserva come anche le altre dita abbiano subito alterazioni, contribuendo in tal modo a creare una cattiva dinamica del piede stesso.
Quando l’alluce diventa “valgo”, la prima articolazione metatarso-falangea (che unisce l’alluce al metatarso) forma un angolo ottuso ed emerge quindi la “testa metatarsale”, in molte regioni d’Italia comunemente denominata “cipolla”, cioè quella tipica protuberanza ossea che spesso risulta rossa e dolorante per via degli sfregamenti e dei disagi meccanici a cui è inevitabilmente sottoposta ogni giorno.

Come nasce tale patologia?

A volte può trattarsi di fattori genetici e dunque ereditari, ma più spesso questo problema è legato a cause meccaniche in relazione al tipo di calzature che portiamo, al fatto che non camminiamo più scalzi, e a problemi della postura, che possono provenire da qualsiasi altra parte del corpo.
Scarpe strette, a punta, e tacchi non adeguati alle esigenze della nostra volta plantare impediscono al piede di funzionare in modo fisiologico e corretto, come invece ancora accade presso le popolazioni del deserto, abituate a camminare a piedi nudi sulla sabbia, le quali non conoscono né l’alluce valgo né altre patologie del piede o delle dita (dita griffate o deviate; cadute delle teste metatarsali, etc.). La natura, dopo millenni di evoluzione, ha ritenuto che il piede sia più funzionale e adattabile senza supporti plantari e senza tacchi… Non pensate anche voi che possa aver avuto delle buone ragioni?
Tornando in Occidente, a volte l’alluce valgo è associato al piede piatto, che ne favorisce l’insorgere; ma molto spesso, a sua volta, il piattismo è legato a problematiche posturali, identificabili in quel tipico portamento da persona stanca e quasi schiacciata dalla gravità o dalla vita. In tale situazione la causa è legata a fattori muscolo-articolari, ovvero a muscoli corti per eccesso di tensione, stress, cattive abitudini dovute alla vita sportiva o ad una vita sedentaria, traumi, incidenti, lavori ripetitivi meccanici, etc. A questo punto è doveroso dire che i vari muscoli del corpo si strutturano, si organizzano e funzionano in “catene muscolari”, quindi in pratica si comportano come un solo muscolo dalla testa ai piedi. Per tale ragione, un problema che insorge al collo può creare interferenze fino ai piedi e viceversa.
La posturologia dimostra come molti problemi dei piedi provengano dalla parte alta del corpo (denti, occhi, cervicali, bacino, etc.) o da curve della colonna alterate. Per esempio, se il coccige si è lussato (ad es. a causa di una caduta sul sedere), le curve della colonna inevitabilmente si adatteranno, inducendo un cambiamento di tutto l’assetto posturale del corpo. Gli effetti di tale modificazione potranno manifestarsi in vari modi: con un appoggio alterato del piede; con le dita in atteggiamento griffato; con un alluce che può ruotare su se stesso e diventare anche valgo.
Affrontando le problematiche con una visione olistica, globale, la posturologia invita a non agire mai in un singolo distretto nel tentativo di “curare” la zona dolorante in cui si manifesta il problema, ma a ricercare la vera causa. Questo perché “tutto è in relazione con tutto” e dietro ad ogni effetto si nasconde sempre una precisa causa. L’alluce valgo è solo l’effetto finale di un sistema che si è alterato. Purtroppo, non essendo abituati né educati ad osservare il nostro corpo e le modificazioni che subisce, né a mettere in correlazione gli eventi tra loro, spesso ci troviamo ad affrontare la problematica dell’alluce valgo solo quando si manifesta il dolore o la difficoltà a camminare, cioè quando il danno meccanico è ormai già consolidato.
Ma anche in questo caso è possibile agire grazie alla posturologia – branca trasversale della Medicina – per permettere un personale recupero di funzionalità nel soggetto, in maniera non invasiva. Lo scopo del nostro metodo terapeutico (Metodo Raggi®) è proprio ripristinare ciò che la natura, in millenni di evoluzione e trattamenti, è riuscita a creare.

Lasciamo adesso la parola alla Signora Anna, che ha potuto sperimentare e comprendere con il proprio corpo le affermazioni sopra riportate.
La signora Anna, pensionata di 62 anni, dopo aver per lungo tempo trascurato i suoi alluci sempre più valghi, di fronte all’evidenza del continuo peggioramento si sentì costretta a mettersi in lista di attesa per l’operazione. Ma il giorno dell’intervento, con suo grosso sollievo, dovette disdire l’appuntamento per motivi di salute della madre. Quei giorni di attesa le fecero insorgere dubbi sulla sua decisione: “cosa fare ora …? Posso cercare una soluzione alternativa, dato che non ho più l’appuntamento col chirurgo?”. Spaventata per molte ragioni dall’idea di “finire sotto i ferri”, nel mese di settembre si presentò nei nostri studi, incuriosita dal fatto che ci occupiamo anche di alluce valgo, oltre che di mal di schiena, problematica per la quale veniva ad accompagnare in terapia sua madre. Anna mi raccontò che da un anno a questa parte aveva notato che i suoi due alluci, soprattutto quello destro, tendevano al valgismo, motivo per cui si era fatta visitare da diversi specialisti, i quali consigliarono l’intervento chirurgico. Durante il nostro colloquio emerse che poco tempo prima che gli alluci iniziassero a stortarsi, ella soffriva di mal di schiena.
Sulla base di tale indicazione, iniziai dunque il trattamento con un massaggio connettivale a tutta la schiena, per poi applicare specifiche manovre indirizzate agli alluci, le quali si rivelarono parecchio fastidiose, soprattutto a destra. Terminata la seduta il risultato fu incoraggiante: schiena molto più leggera, peso distribuito sui piedi in modo molto più uniforme e netta diminuzione del dolore locale all’alluce destro.
La settimana successiva, quando ci rincontrammo per la seconda seduta, Anna mi raccontò che il periodo trascorso era stato positivo, ad eccezione del fatto che se prima il mal di schiena si manifestava di giorno, ora si presentava durante la notte, senza tuttavia impedirle di dormire. Inoltre notò che era cambiato qualcosa a livello degli occhi, che adesso risultavano meno arrossati ed irritati del solito. Infatti avevo fatto anche un delicato lavoro di riallineamento vertebrale al tratto cervicale. Ripresi quindi il lavoro iniziato la settimana prima, dedicando maggiore attenzione al trattamento del collo, visto il risultato ottenuto. Poi fu il momento del trattamento agli alluci. A fine lavoro Anna avvertiva maggior rilassatezza in genere e meno dolore all’alluce. Prima di congedarci le suggerii di massaggiarsi i piedi ogni giorno con una pallina da tennis, magari a tempo perso mentre guardava la televisione.
Al terzo trattamento Anna mi raccontò che il mal di schiena non si manifestava più, né di giorno né di notte, e che il sonno era decisamente migliorato, così come l’umore. Continuai quindi la strategia adottata finora, aggiungendo un massaggio di sblocco del muscolo diaframma (il muscolo principale della respirazione) ed un trattamento ancora più incisivo per i suoi piedi. Rialzatasi in posizione eretta a fine seduta, Anna, dopo aver percepito i cambiamenti avvenuti nel suo corpo, esclamò: “sto benissimo, mi sento le ali ai piedi!”.
Incuriosito a ricercare la causa che aveva dato inizio al mal di schiena, indagai più approfonditamente e scoprii che, di tanto in tanto, l’intestino soffriva di disturbi causati da gonfiore e acidità. Infatti Anna era solita consumare molta frutta a fine pasto, provocando così fermentazione a livello dello stomaco e, di conseguenza, gonfiori intestinali.
Oggi la scienza che si occupa di gastroenterologia e disbiosi intestinali afferma che l’intestino è il nostro secondo cervello. Se questi è teso, per colpa delle fasce muscolari si creano dei “meccanismi di difesa”, attraverso i quali la postura si altererà. Per esempio, un intestino irritato riesce a far irritare il muscolo psoas, che è a contatto con l’intestino. Poiché questo muscolo (che ci permette di flettere la coscia verso il tronco) collega le cosce al tratto lombare, ecco che lo psoas trasmette tale infiammazione e tensione, a volte spasmi, anche alla zona lombare, provocando quindi un vero e proprio mal di schiena. Dunque persino una scorretta alimentazione può provocare addirittura il mal di schiena!

Alla luce di tali meccanismi corporei studiati dalla posturologia, decisi quindi di testare lo stato di “salute” del muscolo psoas (Fig.2), che trovai contratto, soprattutto a sinistra, con diffusione fino al diaframma (diaframma e psoas hanno un punto di contatto comune in corrispondenza delle vertebre lombari). Terminate le manovre, chiesi ad Anna di alzarsi per verificare gli esiti del lavoro: la sensazione fu di avere le gambe più leggere e più lunghe ma, soprattutto, la schiena molto più sciolta. Anna decise quindi di non mangiare più frutta a fine pasto, ma di consumarla a metà mattina e a metà pomeriggio, così da poter constatare le reazioni e gli eventuali cambiamenti.

La settimana successiva mi disse che aveva notato immediatamente una riduzione del gonfiore addominale e dell’acidità di stomaco. Le ritestai gli psoas ed avemmo la conferma: il fastidio era diminuito del 50%. Ripresi il lavoro già sperimentato con successo e mi stupii del fatto che adesso le manovre per l’alluce valgo non le creavano più alcun fastidio.

Proseguendo con altre otto sedute, in cui finalmente trattai ancor più approfonditamente i suoi alluci valghi (adesso che la causa primaria era stata individuata e lavorata), Anna riacquistò un assetto dei piedi decisamente migliore, accompagnato da una graduale scomparsa dei dolori.