Anno XXIII n° 7- 20 Settembre 2004 – LA SCOLIOSI: CAUSE E STRATEGIE DI APPROCCIO OLISTICO IN POSTUROLOGIA

La scoliosi è sicuramente, fra le numerose alterazioni muscolo-scheletriche, la più discussa e quella che crea maggiori contrasti in ambito rieducativo, correttivo e posturologico fra le varie scuole di pensiero.
Esse infatti propongono modalità di intervento a volte diametralmente opposte: corsetto sì, corsetto no, ginnastica sì, ginnastica no, nuoto sì, nuoto no, intervento chirurgico sì e no, esercizi di tonificazione a fronte di quelli di allungamento muscolare; etc.
Il discorso è talmente complesso che risulta impossibile trattarlo in modo esaustivo in un articolo di due pagine. Proveremo comunque a fornire una serie di dati sui quali riflettere, partendo da una considerazione: a nostro avviso non può essere ipotizzato un approccio alla scoliosi senza l’osservazione dello scoliotico, ovvero della persona con la sua storia, il suo vissuto, i suoi problemi, le sue paure, la sua cultura, ma soprattutto la sua età.

Che cos’è la scoliosi ?

69x236xscoliosi11.jpg.pagespeed.ic.8Hqzdgj4D4La scoliosi è una alterazione della corretta forma della colonna vertebrale caratterizzata da una torsione della colonna nei tre piani dello spazio. In pratica la colonna si avvolge su se stessa come una molla. La scoliosi appare su una radiografia frontale come una deviazione laterale, una curva anomala che non dovrebbe esserci. Quando si guarda la schiena di un adolescente con la scoliosi, essa risulta stranamente “diritta”: sono infatti scomparse le curve che di profilo devono essere presenti in una colonna normale, ovvero la cifosi e la lordosi.
indexLa scoliosi cosiddetta “idiopatica” (cioè quella di cui non sono note con certezza le cause) rappresenta oltre l’80% dei casi. E’ possibile che insorga già dai primi giorni di vita, ma normalmente si manifesta alla soglia dello sviluppo puberale, ed è passibile di grande evoluzione fino a tutto il periodo della pubertà; tende ad arrestarsi in corrispondenza della maturazione ossea e colpisce di preferenza il sesso femminile.
Risulta quindi importante, per un genitore, osservare di sovente la schiena dei propri figli, soprattutto nel periodo della crescita, grazie ad un test molto semplice, chiamato test di Adams, o bending test (test della flessione anteriore).
Se infatti facendo flettere in avanti il bambino (v. fig. 2), vi accorgete che le vertebre non sono ben allineate e da un lato la schiena appare più “alta o gonfia “ come si ci fosse una gobba (gibbo), allora è doveroso rivolgersi al medico onde poter intervenire in modo appropriato.

Come può nascere una scoliosi?

116x169xscoliosi31.jpg.pagespeed.ic.vytt71ERyhTra le cause di una scoliosi sono ipotizzabili traumi pre-natali, traumi da parto, traumi della vita di tutti i giorni, in quanto la parte del corpo che viene colpita (lesa) cerca di difendersi sfuggendo all’aggressione, al dolore. Questo atteggiamento difensivo non viene comandato dalla coscienza, ma è una reazione naturale che avviene attraverso il sistema muscolare; il quale se deve rimanere attivo per un certo periodo, tende a fissarsi, a strutturarsi, generando nel nostro caso una scoliosi.
Potreste fare una prova con un piccolo lombrico, per vedere come reagisce se con uno spillo lo punzecchiate appena un poco: si contorce per sfuggire al fastidio. Ora se ipotizziamo che un piccolo disagio possa essere presente nel corpo (“spina irritativa”) e permanervi nel tempo, questo spiega come anche tale lieve fastidio possa generare una contrazione muscolare che nel tempo tenderà a consolidarsi per mantenere lo stato di difesa; ecco come si generano moltissime patologie muscolo-articolari.

Allo stesso modo anche un problema respiratorio, una deviazione del setto nasale, polipi nasali e adenoidi, potrebbero essere in grado di generare una scoliosi, per colpa del disagio, se pur piccolo, che attivano. Purtroppo, tali cause non vengono quasi mai indagate perché ritenute non significative.
Nonostante la scienza abbia fatto notevoli passi in avanti, a volte dimentichiamo di prendere in considerazione le cose più semplici, come ad esempio il fatto che il corpo registra tutti gli eventi che si trova a vivere, belli o brutti che siano. Accetta e gestisce gli eventi belli; reagisce e tampona quelli brutti come meglio può, pagando sempre un prezzo: le deformazioni al fine comunque di sopravvivere.
Tali reazioni non seguono una logica lineare o proporzionale, infatti a fronte di un piccolo stimolo disagevole potremmo avere una enorme reazione antalgica, che ci può portare ad alterare la postura in vari modi, uno dei quali è appunto la scoliosi.
Una scoliosi appena formata, se si riesce ad individuarne la causa, può venir facilmente ridotta e corretta, mentre se non si risale alla sua fonte, tenderà nel tempo a consolidarsi sempre più, fino a strutturarsi attraverso tutto il sistema nervoso-muscolare-scheltrico-articolare-legamentoso-fasciale-connettivale, in altre parole, attraverso tutti gli elementi che compongono un corpo e che servono a muoverlo ed a mantenerlo in funzione.
Dobbiamo aggiungere che ogni atteggiamento di difesa rappresentato dalle alterazioni posturali – dunque anche la scoliosi – costituisce un dispendio energetico per il corpo, e per tale ragione non viene mai attuato a caso, esattamente come in genere non si spreca energia inutilmente senza una valida ragione.
Non si fa nulla, senza nulla in cambio!
E il corpo lo fa perché vi è costretto e perché ancora nessuno è riuscito a togliere la “spina irritativa” che generava la difesa, nel nostro caso la scoliosi.
Ma come può un semplice disagio, un fastidio come una deviazione del setto, un forte trauma emotivo, una caduta sul sedere, un dolore al dorso (riferito soprattutto se in tenera età), essere in grado di alterare una intera postura? Può un vizio posturale, ovvero un modo scorretto di stare seduti, di rilassarsi sul divano, di atteggiare il corpo per otto ore consecutive al lavoro, essere in grado di deformare un corpo?
E’ possibile ed avviene quotidianamente.
Scoliosi o non, noi ci deformiamo un poco tutti i giorni. Tali alterazioni e fissazioni avvengono attraverso le catene muscolari, fasciali e connettivali; il corpo non è fatto di tanti pezzetti anatomici messi insieme, come potremmo vedere su un tavolo anatomico esaminando i muscoli e lo scheletro, ma ogni distretto è collegato al sistema nervoso, ogni articolazione è collegata a muscoli, a loro volta collegati fra di loro attraverso le ossa, il sistema fasciale, e il tessuto connettivale, il quale avvolge, imbrigliando, ogni parte del corpo così da creare come una prigione per ogni apparato che vi abbia a che fare.
Ed ecco spiegata la dinamica per cui un piccolo problema che colpisce una parte del corpo, va in realtà a colpire l’intera struttura.
Noi riteniamo che la scoliosi rappresenti uno dei sistemi più espressivi e drammatici di difesa del corpo: anziché coinvolgere la colonna su un solo piano, determinando la classica ipercifosi o iperlordosi, coinvolge la colonna anche sul piano frontale – cioè sui tre piani dello spazio – determinando così rotazioni, torsioni e flessioni.
Moltissime sono dunque le teorie che giustificano la scoliosi e le relative strategie d’intervento.
Quando una scoliosi non reagisce a nessun protocollo di lavoro e quindi sfugge al controllo, facendosi grave, viene trattata con corsetti o busti, fino a ricorrere, nei casi più problematici, alla chirurgia.
Dal nostro punto di vista, l’azione terapeutica-posturologica non può avere inizio se non dopo un attento esame posturale ed una profonda, oculata, anamnesi medica e posturologica.
Accade molto spesso che durante le sedute in cui si mettono in tensione le catene muscolari, i muscoli che furono oggetto di disagio e poi di reazione di difesa, “ricordino” un trauma dimenticato. Questo riaffiorare alla mente di tale trauma, dimenticato dalla mente ma non dai muscoli, può in molti casi determinare importanti cambiamenti… come se il muscolo fosse finalmente disposto a lasciare andare quelle tensioni che aveva adottato per sopravvivenza, una volta che venga risvegliato il ricordo e sia quindi adeguatamente trattato attraverso l’azione combinata di allungamento delle catene muscolo-fasciali-connettivali con un “allungamento muscolare globale decompensato”.
Va inoltre segnalata l’importanza di fare distinzione fra un atteggiamento scoliotico ed una scoliosi ormai consolidata.
Spesso ci sono i vizi di portamento che fanno assumere ai bambini posture che incurvano la colonna vertebrale, ma sono facilmente e totalmente correggibili e nulla hanno a che vedere con la “malattia” scoliosi. Si tratta di atteggiamenti viziati dovuti principalmente a mancanza di adeguato movimento ed a posizioni scorrette mantenute a lungo a scuola, a casa durante lo studio o davanti alla televisione.
Vorrei ora passare in rassegna come nei millenni è stata vista e vissuta la scoliosi.
L’inizio della storia della deformità spinale viene generalmente attribuito ai giorni di Ippocrate, anche se già nell’Antico Testamento, 300 anni prima della nascita del Padre della Medicina, si possono rintracciare descrizioni di persone con schiene curve. Altri riferimenti sono contenuti in antichi documenti cinesi, indiani ed egizi, che anticipano di più di 2000 anni quelli ellenici ed ebraici. Un’immagine risalente all’Età della Pietra, raffigurante una scoliosi congenita dovuta ad un’emivertebra (Brothwell 1967), dimostra che questa deformità ha afflitto la razza umana fin dall’assunzione della posizione eretta, ed anche quanta importanza sia stata sempre attribuita a tale malformazione.

Nel corso dei secoli i tentativi per spiegare l’eziologia della scoliosi e per sottoporla a un efficace trattamento sono risultati infruttuosi.
  • I riferimenti biblici implicano che per le deformità spinali non era possibile alcun trattamento.
  • Ippocrate, nel suo trattato “PERI’ ARTHRON”, dopo aver classificato curve e deformità angolari, descrive un metodo di riduzione basato su una serie di artifizi tuttora utilizzati: telaio di riduzione, trazione longitudinale, pressioni sulle gibbosità (figura n°3).
  • Un millennio più tardi, Paolo d’Egina tentò la correzione graduale della scoliosi mediante bendaggi steccati.
  • Nel 1582 Ambroise Paré insegnò come fabbricare corazze metalliche da applicare al tronco degli scoliotici.
Non sono stati poi compiuti sostanziali progressi terapeutici fino al nostro secolo, quando Hibbs eseguì la prima artrodesi spinale e quando Blount e Schmidt misero a punto il corsetto Milwaukee.

Oggi sussistono ancora gli stessi problemi e dilemmi… con il dubbio che ci sia qualcosa di sbagliato, dal momento che la strada fino ad oggi intrapresa non ha portato molto lontano!
Ecco che la posturologia ai giorni nostri fa un altro sforzo, in una direzione che non ha direzioni, osservando ogni elemento che non è mai stato preso in considerazione ed al tempo stesso tutte le componenti: dai disturbi della funzione visiva alla deglutizione atipica, alla corretta percezione uditiva, alla corretta masticazione, ad una ATM ben funzionale, al sistema vestibolare funzionale, al sistema respiratorio libero, a tutte le alterazioni posturali causate da traumi, ai vizi di portamento, a tutte le malattie occorse, a tutte le emozioni violente subite, etc, etc.
Nessuno sa realmente dove risieda la causa di una colonna impazzita e dunque bisogna agire a 360° e cercare in ogni meandro della vita del paziente scoliotico.
Non si può agire in modo settoriale, analitico, dato che ormai sappiamo come il corpo reagisca in maniera globale e non lineare. Non è detto che uno stimolo piccolissimo debba rivelarsi insignificante e non generare una scoliosi, mentre uno stimolo enorme possa causare effetti direttamente proporzionali.
“Non è detto che un battito d’ali di una farfalla in Texas non possa essere responsabile di un tornado in California” (Lorenz).
Dunque “buona osservazione” e soprattutto affidiamoci a persone competenti, per aiutare i nostri figli a crescere in modo corretto. Grazie ad esercizi posturali specifici, il nostro corpo migliorerà.

Prof. Daniele Raggi, Posturologo, Mézièrista, Chinesiterapista.
Docente Master in Posturologia c/o la 1a Facoltà di Medicina e Chirurgia (Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologie), Università “La Sapienza” di Roma.
Prof.ssa Gloria Majocchi, Chinesiologo, Posturologo, MFT.