ANNO XXIII N° 6 – 20 GIUGNO 2004 – BORSITI E POSTURA

La patologia che tratteremo in questo articolo risulta meno frequente del classico mal di schiena, ma di sicuro è degna di nota: vediamo insieme di che cosa si tratta.

La borsite è un’infiammazione dolorosa (suffisso ite = infiammazione), che colpisce la cosiddetta “borsa”, un piccolo sacco sieroso posto sopra un’articolazione, tra muscoli e tendini, che ha proprio lo scopo di facilitare o permettere lo scorrimento della porzione tendinea di un muscolo, quando deve contrarsi e rilassarsi. Impedisce cioè che il muscolo faccia attrito poggiando direttamente sull’osso o su un altro tessuto e mantiene “oleato” il meccanismo di scorrimento tendineo, migliorando così il movimento delle articolazioni.

In condizioni normali le sacche sono vuote e quindi i due “foglietti” (le pareti della sacca) si toccano, come i due lati di una busta di plastica non ancora utilizzata. Ma quando, in seguito ad una infiammazione o ad un trauma, i foglietti vengono irritati, si riempiono di un liquido che ne provoca il rigonfiamento e causa il dolore.

Le borsiti non vanno confuse con i traumi articolari, poiché sono esterne all’articolazione e dunque il dolore non limita in modo particolare il movimento.

Le borse che più frequentemente tendono a infiammarsi sono quelle del ginocchio (borsite prerotulea o prepatellare, foto 1); del gomito (borsite olecranica) e dell’alluce (borsite metatarsale), frequente nei portatori di alluce valgo. Nei casi come la borsite prepatellare, si nota un rigonfiamento facilmente visibile tendente al rosso, molle e dolente, mentre in altri casi le borsiti non si manifestano con particolari evidenze esterne, ma piuttosto attraverso il dolore.

 

PER QUALI CAUSE SI MANIFESTA LA BORSITE?

 

Le borsiti in genere sono causate da: eccesso di tensioni muscolari; stiramenti; contusioni o strappi muscolari; scarpe troppo strette; lesioni da attività sportive o da lavori meccanici-ripetitivi. Le borsiti possono venire inoltre provocate da un’insufficienza metabolica causata dallo stress, che impedisce un corretto assorbimento del cibo assunto; oppure da un trauma acuto sull’articolazione (ad esempio una ginocchiata), o da microtraumi ripetuti, come lo stare spesso in ginocchio, (borsite del pistrellista, borsite della lavandaia) o con i gomiti poggiati sulla scrivania per lungo tempo.

La borsite dell’alluce, invece, può originarsi dalla pressione esercitata da una scarpa troppo stretta sull’alluce valgo.

Per quanto riguarda la spalla, tale disturbo è più semplicemente conosciuto come “spalla gelata” (tenosinovite scapolo-omerale cronica); in relazione al gomito si parla di “gomito del tennista” (epicondilite radio-omerale) e per quanto concerne l’articolazione del piede di borsite del piede.

Come per tutte le patologie, è molto importante poter diagnosticare correttamente ed in tempo utile una borsite, poiché essa tende velocemente a peggiorare.

Ecco i sintomi di una borsite: gonfiore, ipersensibilità e dolore acuto nella zona interessata, limitazione nel movimento.

Il trattamento include la rimozione della causa della lesione, l’eliminazione di qualsiasi tipo di infezione sottostante e, se dovesse risultare necessario, l’asportazione chirurgica dei depositi di calcio.

 

COSA SI CONSIGLIA, DI NORMA?

 

Generalmente si consiglia il riposo, che deve essere protratto per tutto il periodo dell’infiammazione. Molto utile anche l’utilizzo di ghiaccio, pomate locali e, se necessario, farmaci antinfiammatori, nonché la terapia fisica, con gli ultrasuoni.

Se il dolore e l’infiammazione non regrediscono in breve tempo, è meglio consultare il medico a causa del rischio di un’infezione, che richiederebbe una terapia antibiotica. Nei casi in cui il dolore ed il gonfiore risultano notevoli e resistenti alla terapia, il medico provvede a drenare la borsa, cioè a svuotare il sacco con un ago.

L’esame radiologico, infine, può rivelare la presenza nell’articolazione di depositi di calcio, che, in tal caso, devono venire asportati.

 

UN CASO INTERESSANTE IN CHIAVE POSTUROLOGICA

 

Voglio riportarvi il caso di una signora di 50 anni, Raffaella B., impiegata in un ufficio dove lavora al computer con il mouse dalla mattina alla sera. Raffaella si presenta per il gomito dolorante, che ormai da due settimane le fa male anche solo a toccarlo o a muoverlo. Il medico le ha diagnosticato una borsite.

Osservo la paziente in chiave posturologica, ovvero osservo il suo modo di gestire il corpo, di respirare, di muoversi, come si organizza per “funzionare” durante la giornata, e quindi anche nelle ore di ufficio.

Raffaella mi mostra come usa il mouse, come sta seduta per tutto il giorno, e da qui capisco che qualcosa deve essere cambiato nel suo modo di usare il suo corpo, la sua “macchina”… “Vede, signora, il nostro corpo è un po’ come un’automobile; anch’esso ha bisogno di essere utilizzato seguendo regole e norme, cioè in base a dei principi biologici e meccanici… Che cosa succederebbe infatti alla sua auto, se lei tutti i giorni la parcheggiasse a cavallo del marciapiede, con una ruota sopra e le altre giù?”. Provate, e noterete che la portiera non riuscirà più a chiudersi perfettamente. Ripetendo di frequente questo tipo di parcheggio, la carrozzeria, benché di ferro, si deformerà determinando una piccola difficoltà permanente nella chiusura della vostra portiera.

Ora immaginate che sia necessario aprire e chiudere in tali condizioni quella portiera per migliaia di volte nel corso della vita della vostra autovettura; la serratura, le guarnizioni, la cerniera tenderanno ad usurarsi un po’ ed al contempo a creare qualche disagio… magari qualche spiffero di aria dalle guarnizioni quando viaggiate.. sembra tutto a posto, in apparenza, ma in realtà stanno nascendo problemi o malfunzionamenti.

Per il nostro corpo vale lo stesso meccanismo, solo che noi non riusciamo a coglierlo perché non siamo abituati a concepirlo come una macchina. Mai nessuno ci ha infatti educati ad osservare e a ragionare in maniera speculativa ed ergonomica, cioè ad ottenere il massimo dal nostro corpo con il minimo dispendio, usurandoci il meno possibile, evitando il dolore ed al contempo ottenendo la massima piacevolezza dalla vita… Vita che dovrebbe durare, secondo la bioingegneria, almeno 120 anni; ma che per il modo in cui noi utilizziamo il nostro corpo, non sembra molto probabile!

Ogni giorno infatti, usuriamo il nostro sistema con varie azioni, volontarie o passive: ad esempio inseriamo nel nostro serbatoio (stomaco) del carburante non adatto, solo perché risulta gradevole al palato… chi di noi però metterebbe gasolio al posto della benzina in un’auto che sia predisposta a benzina, e viceversa, solo perché abbiamo bisogno di rifornirci di carburante? Invece nel nostro corpo lasciamo entrare di tutto, per svariati motivi: per colmare carenze affettive, per lenire insoddisfazioni e fallimenti nella vita, nel lavoro, con il partner, per fuggire momentaneamente dall’ansia…

Ci stressiamo oltre ogni limite per i molti impegni e per le aspettative che gli altri hanno su di noi; non riposiamo adeguatamente; lavoriamo in ambienti malsani, immersi in campi elettromagnetici; non pratichiamo della sana ed intelligente attività fisica; non eseguiamo mai un po’ di stretching giornaliero, come invece fa quasi in continuazione il nostro amico gatto, mantenendosi così elastico e scattante; stiamo seduti in modo scorretto per ore, in auto o su una sedia; respiriamo aria inquinata e pesante, etc.

Ed ecco che la nostra macchina umana, creata per vivere in modo diverso da quello sopra descritto, comincia già dopo qualche anno di vita a dare i primi segnali di insofferenza: gastriti, ulcere, dolori articolari, fatica cronica, radicoliti, periartriti, borsiti, sinoviti, artrosi, artriti, tumori… Spie di un sistema impazzito, che non riesce più a vivere secondo la giusta dimensione del corpo umano perché non riesce a reggere i ritmi e le modalità imposti dai tempi attuali.

Allora buona cosa è imparare ad osservare come siamo fatti e a rispettare le regole del “costruttore”, così da stare seduti e respirare correttamente, utilizzare mouse e computer in modo deguato; esattamente come prima di guidare un’auto studiamo le istruzioni e le regole per applicarle poi con rigore, così da evitare incidenti o il ritiro dell’auto durante le revisioni.

Torniamo alla mia paziente: la signora Raffaella in ufficio stava seduta in modo scorretto, poiché l’altezza della sedia non era adeguata al piano di appoggio del gomito e del mouse, costringendola così ad una tensione per otto ore al giorno, per cinque giorni la settimana, per settimane, mesi, anni…

In considerazione di tale “usura”, cominciammo la terapia con la respirazione e poi passammo ad analizzare le tensioni del suo collo, delle braccia e della schiena.

I muscoli erano diventati così tesi e corti, che invece di permettere liberamente ogni movimento, lo ostacolavano, dato l’alto costo energetico e l’attrito generato… Proprio quello che succederebbe ad un bullone, inserito per permettere un movimento fra due pezzi articolati, che fosse però stato avvitato troppo strettamente.

Riducemmo ed eliminammo il dolore al gomito e riuscimmo a liberare anche la spalla dalle tensioni e dalle dolenzie che ogni tanto accusava. Con il passare degli anni ed il progressivo irrigidimento muscolare, persino il suo collo era diventato più teso e corto, al punto che ogni tanto Raffaella aveva mal di testa, proprio per effetto delle tensioni che salivano fino al cranio. Tutti questi disagi si affievolirono fino a sparire. Ma insieme ai lavori in terapia affrontammo anche un programma di prevenzione e di “rieducazione” alla salute, che la aiutasse quotidianamente indicando come stare seduta correttamente, come respirare, come camminare e quale attività fisica svolgere.

Il posturologo dovrebbe possedere tali esperienze e conoscenze, proprio per riuscire ad osservare e consigliare per il meglio il proprio paziente, a cui andrebbe spiegato ad esempio come non solo l’eccesso di attività possa risultare dannosa, ma anche l’assenza…

Noi sappiamo che se il corpo subisce troppe tensioni e stress, i suoi muscoli diventano più tesi e corti, e questo si ripercuote negativamente anche sulle “infrastrutture”, quali le articolazioni e le borse.

E allora prendiamo come esempio i gatti e concediamoci anche noi un sano stretching giornaliero, che può mantenerci elastici ed aiutarci ad eliminare lo stress. Non a caso i gatti, che vivono i loro 15/20 anni come noi i nostri 80/90, raramente soffrono di artrosi o processi infiammatori, come le borsiti. Ciò accade proprio perchè è insita nelle loro memorie di gatti l’esigenza vitale di mantenersi dinamici per poter cacciare e quindi nutrirsi.

L’importanza fondamentale dell’allungamento muscolare sta nel fatto che lo stato infiammatorio, ed in seguito degenerativo, è dato da una coattazione articolare (schiacciamento dell’articolazione) sulla quale, oltre alle cause prima citate, ha sicuramente un ruolo determinante la retrazione muscolare.

Nel corpo, infatti, i muscoli sono come degli elastici che sostengono il burattino (scheletro) e devono quindi avere una certa lunghezza (elasticità) affinché questo possa muoversi agevolmente, senza comprimersi o deformarsi.

Se nei primissimi anni di vita tale condizione di elasticità è naturale, non si può dire altrettanto con il passare del tempo, mano a mano che il corpo si piega sotto il peso dei problemi e dei dolori, cioè “si deforma” per effetto della vita. Ciascuno di noi ne ha un’esperienza personale; se ripensiamo infatti a come eravamo in giovinezza e ci osserviamo come siamo oggi, in che modo possiamo spiegare perché siamo cambiati ed il fenomeno per cui un problema muscolare, localizzato in una zona ben precisa, ha potuto migrare in altre, anche molto lontane?

Per trovare un senso logico, e soprattutto fisiologico, a questo concetto è necessario rifarsi alle catene muscolari.

Analizzando un atlante di anatomia, noteremo che ogni muscolo sembra essere relegato ad un compito ben preciso, limitato dai suoi punti di origine e di intersezione. Ma se osserviamo i muscoli nel loro insieme, ecco che i confini di ciascuno di essi, in realtà, non terminano laddove si esauriscono i loro tendini, ma “si prolungano” nella loro possibilità di azione, grazie ai punti di origine/intersezione di due o più muscoli, siano essi contigui o embricati.

E’ un po’ come per gli abitanti di uno stesso condominio: non è così facile stabilire dei confini, tutti sentono e vivono anche il clima degli altri. Basta uno che crei problemi e viene intaccata la serenità dell’intero stabile..

Tale meccanismo di muscoli embricati fa sì che avvenga un’interazione muscolare, configurata in catene muscolari: così ogni muscolo riesce a prolungare la propria azione anche a distanza, in una sorta di catena di S.Antonio, dove tutti sono collegati con tutti.

Alla luce di quanto detto, risulta più facile comprendere come un problema di compressione o un dolore muscolo-articolare, che si manifesta in dato un punto del corpo, può essere originato in punti diversi, probabilmente anche molto lontani nello spazio e nel tempo.

Per trovare una soluzione risulta dunque fondamentale una seria ed attenta indagine posturale, che si ponga come obiettivo di andare a ritroso nel tempo per trovare la causa che ha prodotto il problema di oggi, in modo da riportare un equilibrio posturale globale che, una volta raggiunto, favorirà automaticamente la regressione dei dolori derivanti da incongrue sinergie muscolari.

E’ decisamente importante saper agire in modo adeguato, ossia con una visione molto ampia e globale, in modo da non intervenire ulteriormente sul dolore, cioè sull’effetto, bensì sulla causa scatenante.

Esiste una metodologia che agisce in tal senso, cioè in globalità: lo stretching globale decompensato. Essa consente infatti, una volta posto il soggetto in una corretta postura “obbligata” (utilizzando l’attrezzo delle foto), di far emergere tutti quei compensi che, per effetto delle catene muscolari, il corpo ha occultato nella sua lotta per la sopravvivenza. Verranno quindi rimossi quei freni che, con il passare del tempo, sono colpevoli di aver tolto elasticità e libertà al corpo, causando inevitabilmente dolori articolari.

In questa sequenza sono mostrati alcuni esercizi specifici per le borsiti, utilizzati anche dalla signora Raffaella nelle sue terapie con Pancafit®: