29 GENNAIO 1998 – LA SCHIENA? VE LA RADDRIZZO IO

“Distesi su Pancafit si ritrova la corretta postura. Il segreto?

È uno stretching guidato dal respiro”

 

Se il brevetto sullo stretching appartenga ai romani, quando legavano un nemico a due cavalli che galoppando lo smembravano, o a Santa Madre Chiesa, quando ai tempi dell’Inquisizione metteva l’eretico sulla ruota della tortura, è un dibattito mai affrontato sia dalla fisioterapia moderna che dal fitness. Quale padre della suprema arte di stiracchiarsi le fibre senza romperle, anzi rendendole elastiche come un collant, i testi sacri nominano lo statunitense Bob Anderson, che senza pagare i diritti a Torquemada è passato direttamente dall’anonimato alla storia muscolare. Ma poiché passato e presente sono una linea retta a base di plagi, perché stupirsi se oggi nelle palestre hi-tech di Milano, con le antenne già orientate a captare le mode e i gusti III Millennio, si perfezionano le tecniche nate molti secoli fa in guerre di potere o religione? Come l’energia atomica può essere usata per bombardare o riscaldare, così la forza elastica delle nostre fibre – se stimolata entro un certo grado – può generare nuova energia vitale: perché l’invecchiamento bacia tutti ma anche la reattività non scherza. La soluzione? Eccola. Al Club Conti, lontano dagli imbonitori tivù che promettono miracolose sparizioni di ciccia piantandosi un attrezzo in pancia, il professor Daniele Raggi, chinesiologo e orthobionomista di Ravenna, ha stabilito il campo-base di una nuova tecnica di stretching posturale: Pancafit® si chiama la creatura del professore, ed è stata subito brevettata perché le multinazionali del fitness sono più veloci di Michael Johnson quando c’è da copiare e “realizzare”…

 

Servizio di Giovanni Rossi